Quanto dura una mascherina ffp2? Ciò che devi sapere per non comprometterne l’efficienza

Quanto dura una mascherina ffp2

Ecco qual è la durata effettiva delle mascherine ffp2.

Chi non lavora in ambito medico o sanitario ha scoperto solo di recente quanti tipi di mascherine esistono e raramente conosce la durata della mascherina ffp2. Proprio la differente capacità di proteggere chi le indossa da possibili contaminazioni sta alla base della nomenclatura dei dispositivi di protezione individuale.

Con l’arrivo del virus dal nome scientifico Covid-19, in Italia come nel resto del mondo si è dibattuto molto in merito all’efficacia delle mascherine per i cittadini per proteggersi dal contagio e, tuttavia, la situazione non sembra ancora molto chiara.

Nelle prime settimane in cui il virus si è diffuso dalla Cina, esperti, infettivologi e virologi hanno raccomandato vigorosamente l’utilizzo delle mascherine DPI, i dispositivi di protezione individuale a norma UNI.

infettivologi suggeriscono dispositivi di protezione individuale

Al punto che i governi hanno ritenuto necessario imporne l’obbligo per chiunque avesse la necessità, per lavoro o situazioni di emergenza, di interagire con altre persone al di fuori della propria abitazione.

A distanza di settimane, invece, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità fa dietro front affermando che l’utilizzo delle mascherine chirurgiche e di qualsiasi altra tipologia è inutile per chi non lavora nel settore medico o sanitario.

Per loro, infatti, resta obbligatorio l’utilizzo di mascherine del tipo ffp1, ffp2 e ffp3, maggiormente efficaci contro il contagio da parte di agenti patogeni come quelli del coronavirus.

In tutto ciò, uno dei nodi principali che ci ha accompagnato durante tutta la quarantena e che non è stato ancora sciolto è quello relativo alla durata dei vari dispositivi prima che diventino obsoleti e addirittura pericolosi.

La mascherina chirurgica, venduta in farmacia al prezzo di 50 centesimi per intenderci, è riutilizzabile? Qual è l’effettiva durata della mascherina FFP2 o FFP3? È possibile sterilizzarle in casa con del comune alcol?

Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza e vediamo cosa fare e cosa non fare per evitare di compromettere l’efficacia delle mascherine, tenendo in considerazione l’effettiva durata di ogni dispositivo.

Mascherine contro il coronavirus: quali sono, come funzionano e quanto durano

Le mascherine di protezione per le vie respiratorie realmente utili sono quelle che rispettano le normative per la sicurezza, sono quindi dotate di caratteristiche tecniche specifiche per questo obiettivo. In questo senso, quelli che rispettano i criteri del sistema di normazione tecnica (che per l’Italia è l’ UNI) sono di 4 tipi: chirurgiche, FFP1, FFP2 e FFP3.

Si differenziano soprattutto per la loro capacità filtrante, cioè la capacità di impedire che il virus possa essere trasmesso per via aerea e inalato dal naso e dalla bocca.

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Mascherine chirurgiche: ecco le caratteristiche.

mascherine chirurgiche caratteristiche

Le mascherine chirurgiche sono quelle più diffuse e largamente utilizzate da diverse categorie di lavoratori e comuni cittadini.

Decisamente più reperibili rispetto alle altre, anche se per qualche mese è stata un’impresa ardua trovare farmacie che ne fossero provviste, hanno un costo molto basso (il Governo ha imposto il prezzo al dettaglio di 0,50 € al pezzo) e non sono riutilizzabili.

Nascono come dispositivo a uso medico per proteggere il paziente durante le operazioni chirurgiche da eventuali emissioni di agenti infettivi da parte del personale sanitario e per proteggere quest’ultimo da schizzi potenzialmente contaminanti, come sangue o altri liquidi biologici.

Sono monouso, il che significa che dopo un normale turno di lavoro (6-8 ore) devono essere sostituite.

Anche se sono costruite in tessuto non tessuto, ipoallergenico all’interno e idrorepellente all’esterno, in merito al loro utilizzo per proteggersi dal virus non sono molto efficaci se si viene a contatto con una persona infetta.

Questa tipologia di mascherina, infatti, viene gergalmente chiamata “mascherina altruista” perché impedisce il passaggio del droplet, le goccioline emesse con tosse e starnuti, da parte di chi la indossa ma non garantisce la stessa protezione al contrario perchè non è in grado di bloccare le goccioline più piccole e le particelle di virus trasportate dall’aria.

Inoltre, non rispondono al requisito di ermeticità, lasciano degli spazi aperti ai lati del viso e da lì si rischia il contagio.

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Mascherine FFP1, FFP2, FFP3

Chiamate anche semi maschere o respiratori, rispondono alla norma UNI EN 149:2009 e sono quei modelli indicati per la protezione delle vie respiratorie da polveri, particelle solide e liquide di piccole dimensioni (come quelle del virus).

L’utilizzo di queste mascherine è obbligatorio per il personale medico, sanitario e per chiunque si prenda cura o abbia certezza di entrare a contatto con un paziente malato Covid.

La struttura esterna, infatti, filtrante e impermeabile, impedisce il passaggio di goccioline e aerosol potenzialmente contaminanti verso l’interno, proteggendo chi la indossa.

Inoltre, sono strutturate per aderire perfettamente al viso ed impedire ogni passaggio di aria verso le mucose.

Possono essere dotate di valvola per facilitare la respirazione, che le rende però meno efficaci nella diffusione del virus verso l’esterno se indossata da un soggetto infetto.

Hanno un indice di protezione molto alto e differente per tipologia:

La mascherina FFP1 ha una capacità filtrante dell’80%, la FFP2 del 94% e la FFP3 del 99%

La durata della mascherina FFP2 e simili dipende prima di tutto dalla possibilità di essere riutilizzabile o meno.

Le mascherine monouso sono incise con la sigla NR e devono essere sostituite quando l’interno è diventato troppo umido a causa della respirazione, mentre se riportano la sigla R sono riutilizzabili dopo accurata sterilizzazione professionale.

Le mascherine monouso, quand’è il momento di sostituirle, devono essere sigillate in sacchetti di plastica e smaltite tra i rifiuti indifferenziati.

Quelle riutilizzabili, invece, non possono essere sanificate con metodi fai da te scovati sul web perchè questi non sono stati scientificamente approvati e rischiano di compromettere la reale efficacia del dispositivo.

Inoltre, durante la rimozione, è necessario lavarsi bene le mani prima e dopo l’operazione ed evitare di toccare la parte interna per evitare la contaminazione.

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